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Replicare la Ronde Van Vlaanderen (meglio nota come Giro delle Fiandre) a Varese? Si può, anzi questo è già il secondo anno per la nostrana Varese Van Vlaanderen, organizzata dall’ASD Cicli Turri di Gallarate.

Pur non trattandosi di una vera e propria competizione, ma solo di una randonnée, il “Fiandre Varesino” ha permesso a più di un migliaio di persone di misurarsi su percorsi (di 70, 102 e 128 chilometri) studiati apposta per ricreare la magica atmosfera belga – pavé e “muur” compresi, per un massimo di ventisei – con partenza e arrivo dall’Ippodromo Le Bettole di Varese, già teatro dei mondiali di ciclismo su strada nel 1951 e nel 2008.

 

Il legame col Fiandre vero e proprio si è percepito durante tutta la giornata, a partire dalle salite ribattezzate con nomi dall’impronta fiamminga, come il MulenTrottenMuur, il Boderenberg o il più noto Tainenberg (che riecheggia il Taaienberg ed è già così famoso nel Varesotto al punto da essere indicato persino nella segnaletica stradale), che hanno soddisfatto il desiderio degli amatori di mettersi alla prova e di emulare i loro idoli che si sfidavano quasi in contemporanea nella classica belga.

 

I volti stanchi ma felici dei partecipanti e degli organizzatori hanno dimostrato che la manifestazione è riuscita a far vivere a tutti quanti un’intensa giornata di ciclismo sia da protagonisti sia da tifosi: tra una birra e l’altra – sempre in pieno spirito belga –, quelli che sono rimasti a godersi il pasta-party e il Fiandre trasmesso in televisione si sono potuti gustare, in buona compagnia, la sfortuna di Tom Boonen e di Peter Sagan, ma soprattutto la vittoria “d’altri tempi” di un Philippe Gilbert strepitoso.

 

 

Un’accoppiata così vincente va certamente ripetuta, specialmente per il desiderio manifestato fin da subito (e realizzato) dall’ASD Cicli Turri di valorizzare il territorio della provincia di Varese suggerendo nuove strade da percorrere – nel vero senso della parola – per conoscerlo sempre meglio o per riscoprire le sue caratteristiche non solo paesaggistiche, ma anche quelle ciclistiche che l’hanno reso così speciale nella storia di questo sport.

 

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